LA GRANDE GUERRA - IL FRONTE DELL'ISONZO - 1915 - 1916 - 1917 - DA CAPORETTO...

  

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1915: IL PRIMO ANNO DI GUERRA SUL CARSO E SULL'ISONZO

A partire dalla fine di giugno del 1915, sul Carso si susseguono combattimenti cruenti e violentissimi. Sottoposta a bombardamenti e attacchi successivi, la prima linea austro-ungarica cede nei pressi di quota 89 di Redipuglia e sopra Sagrado (prima battaglia dell’Isonzo). Nel corso della seconda offensiva estiva (18 luglio-inizio agosto 1915), gli attacchi italiani costringono gli austro-ungarici ad arretrare le loro trincee di alcune centinaia di metri sull’Altipiano di Doberdò e davanti al villaggio di San Martino, mentre nel settore del San Michele cade un importante costone trincerato (quote 140-170) dal quale i reparti italiani minacciano da vicino le cime del monte.
Davanti a Gorizia, tra il Podgora e il Sabotino, gli attacchi italiani non hanno alcun esito, e anche lungo il Medio e Alto Isonzo, la linea difensiva austriaca rimane pressoché inalterata.

L’offensiva italiana cessa su tutto il fronte alla metà di agosto, per scarsezza di proiettili d’artiglieria e per esaurimento e stanchezza dei reparti, un attimo prima che l’accanita difesa austro-ungarica, ormai allo stremo, sia costretta a cedere.
Il tempo di ricostruire i reparti e riempire i magazzini, l’autunno successivo l’esercito italiano ritorna alla carica delle posizioni austro-ungariche, che però nel frattempo si sono notevolmente consolidate. Aumentano dunque le perdite, ma non i risultati, nonostante tutti gli sforzi dei soldati della III e II Armata, impiegati in forze sul Carso, davanti a Gorizia e sul Monte Nero. Nel corso dell’offensiva d’autunno-inverno (terza e quarta battaglia dell’Isonzo), gli italiani riescono a conquistare e successivamente perdere il villaggio distrutto di Oslavia e a portare avanti seppur di poco la linea delle trincee davanti a Doberdò, a occupare la posizione austriaca “delle frasche” davanti a San Martino e a spingersi a ridosso delle cime del San Michele, ancora saldamente in mano ai reparti ungheresi che difendono il monte.
Alla fine del 1915 lungo l’Isonzo l’esercito italiano registra circa 235 mila perdite (tra morti, feriti e ammalati, prigionieri e dispersi); gli austriaci, pur difendendosi quasi esclusivamente, subiscono oltre 150 mila perdite.




 
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