LA GRANDE GUERRA - IL FRONTE DELL'ISONZO - 1915 - 1916 - 1917 - DA CAPORETTO...

  

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DA CAPORETTO A VITTORIO VENETO

Le cruentissime battaglie estive del ’17 lasciano profondamente prostrati gli eserciti contrapposti. Le popolazioni soffrono lutti, razionamenti e malattie direttamente conseguenti la guerra (tra cui la micidiale influenza Spagnola). In Italia, la preoccupata riflessione di Papa Benedetto XV sulla “inutile strage” che si compie sui campi di battaglia di tutto il mondo provoca in varie città manifestazioni contro la guerra.

Sul piano militare gli Imperi Centrali, liberi dal fronte orientale grazie anche alla rivoluzione scoppiata in Russia, lanciano una offensiva sul fronte italo-austriaco. Il 24 ottobre 1917 reparti austriaci, ungheresi e tedeschi attaccano nell’Alto Isonzo tra Plezzo e Tolmino e, attuando una fulminea manovra basata su un breve, intensissimo bombardamento (anche con nuovi micidiali gas) e la penetrazione in profondità di scelti reparti d’assalto, colgono di sorpresa i reparti italiani e costringono l’intero esercito a una rovinosa ritirata (40 mila perdite, oltre 300 mila i soldati caduti prigionieri, altrettanti sbandati nelle retrovie) prima al Tagliamento e poi al Piave. Gli austro-tedeschi occupano il Friuli e parte del Veneto e cadono in loro mano circa cinquemila cannoni, campi di aviazione, magazzini e depositi che i militari italiani in ritirata non hanno fatto in tempo a distruggere.

In Italia cade il governo Boselli, sostituito da Vittorio Emanuele Orlando alla testa di un nuovo governo a larga rappresentanza nazionale, mentre il generale Luigi Cadorna deve lasciare il comando supremo dell’esercito al generale Armando Diaz, che sul nuovo fronte Grappa-Piave riorganizza un esercito in gran parte rinnovato (anche con la leva del 1899). La resistenza italiana e alleata ha ragione dei successivi attacchi austriaci, che nel frattempo, nel corso del 1918, vedono affievolirsi le risorse produttive belliche e la volontà di resistenza delle popolazioni. Nel giugno 1918 non riesce l’ultima disperata offensiva austriaca sul Piave (oltre 100 mila le perdite degli attaccanti, circa 80 mila quelle italiane) e, nei mesi successivi, mentre l’esercito italiano, prevalentemente in difesa, attende l’evolversi delle operazioni belliche, nell’esercito austriaco avvengono episodi di rivolta e ribellione di alcuni reparti, che ne indeboliscono ulteriormente l’efficienza.
Il 24 ottobre 1918, in concomitanza con quanto nel frattempo accade sul fronte occidentale, l’esercito italiano attacca sul Piave, dopo una breve e accanita lotta rompe le difese austro-ungariche, dilaga verso Rovereto (occupata il 2 novembre), Trento (il giorno successivo) e in direzione di Trieste, raggiunta via mare il 3 novembre. In quello stesso giorno, a villa Giusti, presso Abano, viene firmato l’armistizio che alle 15 del 4 novembre 1918 pone fine alle ostilità.




 
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