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IL FRONTE DELL'ISONZO / SOŠKA FRONTA / ISONZOFRONT
Nei primi anni di guerra, è sul fronte dell’Isonzo che si combattono le battaglie più dure.
Dalla conca di Plezzo (Bovec, Flitsch) al monte Sabotino (Sabotin), che domina le basse colline davanti a Gorizia
(Görz, Gorica), l’Isonzo (Soča) scorre tra due ripidi versanti montani, costituendo un ostacolo quasi
invalicabile. Così, le linee trincerate dei due eserciti devono adattarsi all’orografia e alle caratteristiche
del campo di battaglia. Gli austro-ungarici, abbandonata la vallata di Caporetto (Kobarid, Karfreit), fronteggiano
i reparti italiani su una linea quasi ovunque dominante che va dal monte Rombon (m 2208 al versante est del Monte
Nero (Krn, m 2244), passa per il campo trincerato di Tolmino (Tolmin) con i capisaldi di Santa Lucia e Santa Maria
per poi collegare il ripido versante destro del fiume (con i monti Kuk, Vodice, Santo ecc…) con quello sinistro,
in corrispondenza con le trincee del monte Sabotino (m 606). Dal Sabotino le trincee austro-ungariche difendono
la multietnica e plurilingue città di Gorizia appoggiate alle basse colline di Oslavia e del Podgora (Calvario),
fino ad oltrepassare nuovamente l’Isonzo per innestarsi alle quattro cime del massiccio del San Michele (m
275 quella più alta) e proseguire infine fino al mare lungo il primo ciglione carsico, passando per località rese
famose dalla guerra: San Martino del Carso, monte Sei Busi (m 108), Doberdò (Doberdob), monti Debeli e Cosich,
quote 144, 121, 85…
Invasa già all’inizio del conflitto l’ampia area pedecarsica, occupate Gradisca e Monfalcone,
i soldati italiani si attestano in trincea sul primo ciglione carsico, a poca distanza dalle posizioni austro-ungariche.
Da una parte e dall’altra del fronte delle armi, l’ampio sistema logistico dei due eserciti occupa
in profondità il territorio, sequestrando vie di comunicazione, campi e boschi, città e paesi, impiantando
comandi, presidi militari, magazzini, depositi, ospedali e cannoni.
Da tutte e due le parti del fronte, viene evacuata la maggioranza dei civili delle città e dei paesi a ridosso
della linea delle armi. Dalla parte austriaca, l’esodo riguarda in particolare Gorizia, l’Istria e
le aree del Carso e del Collio, i cui abitanti vengono sfollati all’interno dell’Impero, in grandi
campi profughi (vere e proprie “città di legno”, tra cui ricordiamo quelle sorte a Wagna, Mittendorf,
Pottendorf, Bruck, Braunau), capaci di ricoverare migliaia di persone. Nei territori occupati dall’esercito
italiano vengono internati per precauzione molti parroci e autorità austriache, mentre le popolazioni dei
paesi prossimi alla zona delle operazioni vengono trasferite in varie località del Regno, da Firenze a Torino,
da Lucca a Biella, nonché in varie città e sperduti paesi dell’Italia meridionale.
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