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10 febbraio 2009

CERCIVENTO

CERCIVENTO

Uno spettacolo di e con RICCARDO MARANZANA e MASSIMO SOMAGLINO dal testo “Prima che sia giorno” di CARLO TOLAZZI

La storia.

CERCIVENTO è uno spettacolo che racconta una storia vera. CERCIVENTO è il nome di un piccolo paese del Friuli, all’estremo confine nord orientale. 
È il primo di luglio del 1916. Mattino presto, all’ alba.
Quattro uomini, con le mani legate, vengono condotti da un reparto di carabinieri armati  presso il cimitero del paese. Lì sono fatti sedere su quattro sedie, bendati, e immediatamente fucilati.

Si chiamavano Angelo Massaro, Basilio Matiz, Giovanni Battista Coradazzi e Silvio Ortis.

Solo poche ore prima erano davanti ad una Corte Marziale che contestava loro il reato di «rivolta in presenza del nemico», secondo quanto disposto dall’art. 114 del Codice Penale Militare, accusandoli di essere gli “agenti principali” di tale rivolta.

In sostanza, tutta la 109^ compagnia del Battaglione “Monte Arvenis”, operante nella zona di Monte Croce Carnico, di cui i quattro facevano parte, si rifiutò, la sera del 23 giugno 1916, di intraprendere un’azione ordinata e predisposta dal capitano comandante per conquistare la cima est della Creta di Collinetta (Monte Cellon), un bastione roccioso molto importante per il controllo strategico del valico confinario.

Molti degli alpini, indigeni e perciò espertissimi di quelle montagne, avevano giudicato praticamente suicida l’azione proposta dall’ufficiale e avevano a loro volta suggerito delle alternative di percorso e di metodo, scatenando in tal modo la reazione del comandante che  portò tutti gli ottanta alpini del battaglione davanti alla Corte Marziale. Istruttoria e processo occuparono lo spazio di un paio di giorni appena. L’assise decretò la pena di morte per quatto di loro e decine di anni di reclusione per molti altri. 

Solo due ore dopo la sentenza, avvenne la fucilazione, seppur in circostanze drammatiche, essendo stato impedito alla popolazione di Cercivento e ai parenti di accedere al luogo stabilito per l’esecuzione e di  seppellire i propri cari. Gli alpini infatti erano friulani: abitavano a Maniago, Timau, Forni di Sopra, Paluzza, piccoli paesi a pochi chilometri dalla linea del fronte. 

Un processo equo e una condanna esemplare secondo lo stato maggiore dell’esercito, una sentenza sbagliata e un assassinio  incomprensibile secondo la popolazione civile, che nulla ha potuto fare per salvare la vita ai quattro disgraziati.Disonore e tradimento: per i militari è una brutta storia da dimenticare il prima possibile. Per i parenti delle vittime è invece una storia atroce e inumana  che va ricordata e tramandata il più a lungo possibile. 

Oggi, i nomi dei quattro soldati non compaiono su nessun elenco di caduti e in nessun sacrario, così come disposto dall’autorità militare per coloro che si macchiavano del crimine di cui i nostri alpini furono imputati.  

Per questo a Cercivento è sorto, proprio sul luogo della decimazione, un cippo che ricorda nomi e circostanze, realizzato dai cittadini e dai parenti delle vittime che, grazie al recupero fortuito di alcune carte processuali per opera di alcuni ricercatori, ha messo in moto un vero e proprio movimento per ottenere la riabilitazione dell’onorabilità dei loro quattro lontani congiunti.

La battaglia burocratica per la riabilitazione non ha finora portato a risultati tangibili, complice un assurdo articolo del Codice di Procedura Penale (il 683) che dispone come l’istanza di riabilitazione, per essere presa in considerazione, deve essere proposta dall’interessato stesso.

PER INFORMAZIONI

Biglietteria del Politeama Rossetti Viale XX Settembre, 45 - Telefono: 040-3593511







 
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